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La Via del Santo: da Camposampiero all'Arcella

Strada di pianura diritta all'alba con nebbia bassa sui campi e un campanile lontano
Strada di pianura diritta all'alba con nebbia bassa sui campi e un campanile lontano

Fra Camposampiero e Padova corrono circa diciotto chilometri di pianura. È un tratto che chi ha corso la Maratona di Sant'Antonio conosce bene: per undici edizioni ha coinciso con la parte finale della gara, il momento in cui le gambe cominciano a pesare e la campagna dell'Alta Padovana lentamente diventa città.

Quella strada ha un nome antico, la Via del Santo, e il motivo per cui si chiama così risale al giugno del 1231. Ricostruirlo non è un esercizio di erudizione: senza quella storia il percorso della maratona sarebbe stato disegnato altrove, e la gara non si sarebbe chiamata come si è chiamata.

Primavera 1231: la sosta a Camposampiero

Fra il maggio e il giugno del 1231 frate Antonio aveva alle spalle la predicazione quaresimale e pasquale in città: settimane di prediche all'aperto davanti a folle che le cronache dell'epoca descrivono come enormi. Era esausto e malato.

Si ritirò allora nell'insediamento francescano di Camposampiero, nei dintorni del castello di un potente feudatario locale, vassallo del libero comune di Padova. Doveva essere una breve pausa di riposo in campagna, lontano dalla città. Fu invece l'ultima.

13 giugno 1231: gli ultimi diciotto chilometri

Il 13 giugno di quell'anno, ormai morente, Antonio chiese di essere riportato in città. Lo caricarono su un carro tirato da buoi e lo condussero lungo la strada che collega Camposampiero a Padova: diciotto chilometri di carreggiata sterrata fra campi e fossati, percorsi al passo lento degli animali.

Non arrivò in centro. Morì all'Arcella, alle porte della città. Papa Gregorio IX lo proclamò santo meno di un anno dopo, e il cantiere della grande basilica che i padovani chiamano ancora oggi semplicemente «il Santo» si aprì subito dopo la canonizzazione.

Da allora quella strada non è più stata soltanto una strada. In otto secoli ha cambiato fondo, larghezza e traffico decine di volte, ma la direttrice è rimasta la stessa, e con essa il nome: la statale che attraversa l'Alta Padovana porta ancora, nell'uso comune, il nome del Santo.

I tre santuari lungo la via

Il percorso è scandito da tre luoghi antoniani, ciascuno legato a un episodio preciso di quelle ultime settimane. Sono edifici storici visitabili, tutti a poche centinaia di metri dalla strada che la maratona percorreva.

Il Santuario del Noce

A Camposampiero. Secondo la tradizione sorge nel punto esatto in cui il frate predicò alla folla da un albero di noce, su una piattaforma sistemata fra i rami. È l'immagine più popolare dell'intera vicenda antoniana padovana, e la ragione per cui il santuario porta un nome così concreto, quasi contadino.

Il Santuario della Visione

Poco distante, custodisce la cella in cui, sempre secondo la tradizione, Antonio ebbe la visione del Bambino. È il più raccolto dei tre: una stanza minuscola, inglobata nei secoli dentro una struttura molto più grande.

Il Santuario dell'Arcella

All'altro capo della strada, dentro Padova. Chiamato anche Santuario del Transito, ricorda il luogo che aveva ospitato il frate nel 1227 e in cui morì nel 1231. Oggi l'Arcella è un quartiere denso a nord della stazione ferroviaria, e il santuario ci sta in mezzo, incastrato fra palazzi e traffico.

Capitello votivo in mattoni al margine di una strada di campagna padovana
Capitello votivo in mattoni al margine di una strada di campagna padovana

Perché la maratona scelse questa strada

Quando nel 2000 un'organizzazione sportiva padovana rilevò la vecchia Maratona di Vedelago, ne spostò l'arrivo a Padova e le diede il nome del Santo, la scelta del tracciato non fu casuale. Il percorso attraversava nove comuni — Vedelago, Castelfranco Veneto, Resana, Loreggia, Camposampiero, San Giorgio delle Pertiche, Campodarsego, Cadoneghe e Padova — e negli ultimi diciotto chilometri ricalcava esattamente il viaggio del 1231.

Era anche l'anno del Giubileo, e la prima edizione con il nuovo nome si corse il 30 aprile 2000. Il vecchio sito della manifestazione lo dichiarava già nella pagina d'apertura: la maratona doveva essere insieme una celebrazione dell'anno giubilare, la commemorazione dell'ultimo viaggio del Santo e una riscoperta dei tesori artistici di Padova e dei paesi attraversati.

La gara nacque quindi con una doppia natura esplicita: una maratona nazionale, veloce e pianeggiante, e la commemorazione sportiva di un itinerario storico. La cosa notevole è che le due nature non si disturbavano a vicenda — la strada era davvero rapida e, nello stesso tempo, davvero antica.

La geografia della gara cambiò più tardi. Dal 2011, con la partenza spostata a Campodarsego, restò in gara solo l'ultima parte della via; dal 2016, con il percorso ridisegnato a ovest e a sud di Padova, la Via del Santo uscì del tutto dal tracciato. Chi vuole ricostruire le varianti anno per anno le trova nella pagina dei percorsi e nella storia della gara.

Che cosa vede oggi chi corre su questa strada

La Via del Santo non è una strada panoramica e non finge di esserlo. È una direttrice di pianura, trafficata negli orari feriali, dove rotatorie, capannoni e distributori si alternano ai campi. Corre dritta per lunghi tratti, e la sua qualità migliore per un maratoneta è esattamente questa: non c'è quasi nulla che salga.

Chi la percorre presto, all'alba di una domenica di primavera, la vede però com'era. La nebbia bassa resta appoggiata sui campi appena seminati. I campanili si distinguono da lontanissimo, uno dopo l'altro, e come riferimento funzionano meglio di qualunque cartello chilometrico. Ai bordi sopravvivono i capitelli votivi, le corti agricole in mattoni, i filari di pioppi lungo le rogge.

Poi, superate San Giorgio delle Pertiche e Campodarsego, il paesaggio si stringe. A Cadoneghe la campagna cede definitivamente alla periferia: il traffico aumenta, compaiono i marciapiedi, e l'ultimo tratto verso l'Arcella è già città a tutti gli effetti. Nelle edizioni della maratona era il punto in cui il pubblico si infittiva e il rumore cambiava — chi ha corso lì dentro ricorda soprattutto quello.

Una strada di pellegrinaggio

Molto prima che ci passassero i maratoneti, la Via del Santo era percorsa a piedi. Il collegamento fra i santuari di Camposampiero e l'Arcella è un itinerario devozionale documentato da secoli e ancora oggi frequentato da camminatori, spesso su varianti secondarie più tranquille della statale.

Questa sovrapposizione fra cammino e gara podistica è la ragione per cui la Maratona di Sant'Antonio non somigliava a nessun'altra maratona italiana della sua epoca. La Basilica del Santo ne è il punto d'arrivo naturale, e gli uffici turistici del territorio raccolgono da tempo le informazioni pratiche su santuari, orari e itinerari a piedi: una buona base di partenza è il portale turistico di Padova e del suo territorio.

Va detto con chiarezza: questo archivio è un sito laico e indipendente. Racconta la Via del Santo come patrimonio storico e paesaggistico del padovano, non ha alcun rapporto con le istituzioni religiose che custodiscono quei luoghi e non ne rappresenta le posizioni. Chi cerca la dimensione devozionale la troverà nelle fonti proprie; qui trova la strada, i chilometri, e il motivo per cui una maratona ha deciso di percorrerli.

La parte cittadina di quel percorso è raccontata nella pagina dedicata a correre a Padova, mentre il fine settimana di gara che ci ruotava attorno è ricostruito negli eventi del weekend.