Il percorso

In diciassette anni la Maratona di Sant'Antonio ha avuto tre percorsi diversi, tutti lunghi 42,195 km e tutti con l'arrivo a Padova. Il primo, dal 2000 al 2010, partiva da Vedelago e attraversava nove comuni fra le province di Treviso e Padova. Il secondo, dal 2011 al 2015, partiva da Campodarsego. Il terzo, quello del 2016, era un anello attorno alla città. Questa pagina li descrive tutti e tre, più le corse cittadine che partivano dal Prato della Valle.
2000-2010: da Vedelago a Padova
Il tracciato storico partiva da Vedelago, in provincia di Treviso, e finiva a Padova. In mezzo, nove comuni in fila: Vedelago, Castelfranco Veneto, Resana, Loreggia, Camposampiero, San Giorgio delle Pertiche, Campodarsego, Cadoneghe e Padova.
Era un percorso lineare, non un circuito: si partiva da un punto e si arrivava a un altro, quaranta chilometri più in là. Per questo l'organizzazione metteva a disposizione pullman che portavano i concorrenti da Padova alla partenza nelle prime ore del mattino, e un servizio di ritiro riportava indietro chi si fermava lungo la strada.
Perché era un percorso veloce
La pianura fra Treviso e Padova è una delle zone più piatte d'Italia e il tracciato la sfruttava per intero: nessuna salita degna del nome, nessuna curva stretta nei tratti veloci, strade provinciali larghe e chiuse completamente al traffico per l'intera durata della gara. Il profilo altimetrico, oltre che piatto, era leggermente in discesa nel senso di marcia.
A questo si aggiungeva la data. Le schede tecniche dell'epoca indicavano come temperatura di riferimento poco più di diciotto gradi, che per una maratona è una condizione quasi ideale, e l'ultima domenica di aprile in Veneto dà spesso mattine ferme e asciutte. Non è un caso che i tempi migliori dell'era Sant'Antonio siano tutti concentrati fra il 2009 e il 2015, né che il primato del percorso, 2h09'02", sia stato corso su queste strade nel 2011.
Castelfranco Veneto e Camposampiero
Il percorso non era soltanto veloce: era anche particolarmente bello da attraversare. Nella prima parte di gara si entrava a Castelfranco Veneto, città murata di fondazione medievale, con il suo quadrilatero di mura e torri, dove nacque Giorgione. È uno dei passaggi che i partecipanti stranieri ricordavano di più.
Poco oltre metà gara si arrivava a Camposampiero, ed è qui che il percorso smette di essere solo geografia. Nel 1231 il frate Antonio trascorse in questo luogo le ultime settimane della sua vita, ospite dell'insediamento francescano sorto presso il castello di un signore locale, e da qui fu trasportato morente verso Padova. Gli ultimi diciotto chilometri della maratona ricalcavano quella strada, la Via del Santo, toccando i santuari legati a quei giorni — il Santuario del Noce, dove secondo la tradizione predicò da un albero di noce, e il Santuario della Visione — e concludendosi all'Arcella, dove Antonio morì il 13 giugno di quell'anno, alle porte della città.
Nelle prime edizioni l'arrivo era annunciato davanti alla Basilica del Santo; negli anni il traguardo si è stabilizzato poche centinaia di metri più in là, in Prato della Valle, la piazza ellittica che è la più grande d'Italia e una delle più grandi d'Europa. Come finale di maratona è difficile da battere: l'ultimo chilometro si corre in uno spazio completamente aperto, attorno all'anello d'acqua, con la Basilica a due passi.

2011-2015: partenza da Campodarsego
Nel 2011, terminato l'accordo con Vedelago, la partenza si spostò a Campodarsego, che del vecchio tracciato era già uno dei comuni attraversati nella seconda metà. Il percorso perse così l'intera parte trevigiana, Castelfranco Veneto compresa, e diventò interamente padovano, con arrivo confermato in Prato della Valle.
Restava il carattere: pianura, strade larghe, ultimo terzo sulla direttrice storica verso l'Arcella. E restava la velocità, come dimostrano i due tempi record corsi proprio nella prima edizione della nuova versione.
2016: dallo Stadio Euganeo al Prato della Valle
L'ultima edizione con il nome del Santo, nel 2016, si corse su un tracciato completamente riscritto attorno a Padova. La partenza fu data allo Stadio Euganeo, a nord-ovest della città; il percorso toccava poi Rubano, Selvazzano Dentro, Teolo e Abano Terme, sfiorando i primi rilievi dei Colli Euganei e la zona termale, prima di rientrare in città e chiudersi ancora una volta in Prato della Valle.
Il cambiamento aveva ragioni pratiche evidenti — un percorso raccolto attorno alla città è molto più semplice da chiudere al traffico e da assistere — ma cambiava la natura della gara. Non si andava più da un posto a un altro: si girava attorno a casa propria. E soprattutto spariva il tratto fra Camposampiero e l'Arcella, cioè la ragione stessa del nome. L'anno dopo, il nome cambiò.
Le corse cittadine: 7 km, 4,5 km e 1 km
Mentre i maratoneti erano ancora in campagna, dal Prato della Valle partivano le prove non competitive, aperte a tutti e anch'esse su strade chiuse al traffico. Erano la parte della giornata che portava in piazza le famiglie, e il loro tracciato era in pratica una visita guidata di corsa.
La 7 km partiva dal Prato della Valle verso la Basilica di Sant'Antonio, poi scendeva lungo il Corso del Popolo passando accanto ai Giardini dell'Arena e alla Cappella degli Scrovegni affrescata da Giotto, oggi parte del sito UNESCO dei cicli affrescati del Trecento padovano; arrivava fino al santuario dell'Arcella e rientrava in centro attraversando la medievale Piazza dei Signori, passando davanti allo storico caffè settecentesco sotto i portici e al Palazzo del Bo, sede dell'università.
La 4,5 km era una camminata dentro la Padova medievale, pensata per chi voleva vedere il centro senza correre. La 1 km, la più breve, andava dalla chiesa di Santa Giustina, sul Prato della Valle, fino alla Basilica: un chilometro pensato esplicitamente per le persone anziane e per le persone con disabilità, e in diverse edizioni fu la partenza più affollata della mattina.
C'era infine una prova per bambini e ragazzi di 2 km, con partenza alle 9.15 dal Prato della Valle, e negli anni si aggiunsero una mezza maratona di 21 km e distanze da 10 e 5 km. Le regole d'epoca — tempo massimo di otto ore, cronometraggio a transponder, certificato medico per gli atleti non tesserati — sono raccolte nelle informazioni tecniche; il contesto storico dei tre tracciati sta nella pagina della storia, mentre i monumenti che si incontravano lungo le corse cittadine sono descritti nella pagina su Padova.