Correre a Padova

Le corse cittadine della Maratona di Sant'Antonio — sette chilometri, quattro e mezzo, uno — partivano tutte da Prato della Valle la domenica mattina alle nove, mezz'ora dopo la maratona. Non erano gare e non avevano classifica: erano il modo in cui la città si guardava allo specchio per una mattina, con le strade chiuse al traffico.
Quelle stesse strade, vent'anni dopo, restano il posto migliore dove correre a Padova. Questa pagina le ripercorre nell'ordine in cui le incontrava chi partecipava.
Prato della Valle, la partenza e l'arrivo
Prato della Valle è la piazza più grande d'Italia e una delle più vaste d'Europa. Al centro ha un'isola ellittica cinta da un canale d'acqua ferma e da una doppia fila di statue; intorno corre un anello di strada che nei giorni di gara veniva chiuso completamente.
Per la maratona è stato l'arrivo dal 2011 in poi, quando il traguardo lasciò la zona della basilica; per le corse non competitive è sempre stato il punto di partenza. Chi ci corre oggi lo usa come anello: il perimetro dell'isola è perfettamente pianeggiante, pedonale, e ha il pregio raro di essere un circuito ripetibile dentro un centro storico. Le varianti del tracciato della maratona, anno per anno, sono nella pagina dei percorsi.
La Basilica del Santo
Dal Prato alla basilica ci sono poche centinaia di metri. Il cantiere della grande chiesa aprì subito dopo la canonizzazione del 1231 e non si è mai davvero chiuso: cupole, campanili e cappelle si sono aggiunti per secoli, ed è per questo che l'edificio non somiglia a nessun'altra chiesa italiana.
Nelle prime edizioni della maratona il traguardo era proprio qui, e i sette chilometri cittadini finivano davanti al sagrato. La storia che lega la basilica alla campagna dell'Alta Padovana è raccontata nella pagina sulla Via del Santo.
Corso del Popolo e i Giardini dell'Arena
Da Prato della Valle il tracciato dei sette chilometri risaliva verso nord lungo Corso del Popolo, l'asse largo e diritto che porta alla stazione. È la parte meno pittoresca del percorso e la più veloce: pochi incroci, nessuna curva, fondo regolare.
A metà strada, sulla destra, si aprono i Giardini dell'Arena, che devono il nome ai resti dell'anfiteatro romano. Dentro c'è la Cappella degli Scrovegni, affrescata da Giotto nei primi anni del Trecento. Fa parte dei cicli affrescati padovani del XIV secolo iscritti nella lista del Patrimonio Mondiale UNESCO, e si visita solo a numero chiuso, su prenotazione e con tempi d'accesso contingentati: le regole, severe per ragioni di conservazione, sono spiegate sul sito ufficiale della Cappella.
Vale la pena saperlo prima di passarci: si corre per venti secondi accanto a uno dei cicli pittorici più importanti d'Europa.
L'Arcella
Superata la stazione, il percorso raggiungeva l'Arcella, il quartiere a nord dei binari, e il suo santuario. È il punto di svolta dei sette chilometri, e non è una scelta paesaggistica: lì finisce il viaggio del 1231, e la corsa cittadina lo toccava di proposito prima di rientrare verso il centro.

Piazza dei Signori e il centro sotto i portici
Il rientro passava per la Padova medievale: Piazza dei Signori con la sua torre dell'orologio, le piazze del mercato affiancate, e i portici.
I portici sono la ragione tecnica per cui Padova è una buona città in cui correre tutto l'anno. Il centro ne è coperto per chilometri, il che significa allenarsi all'asciutto quando piove e all'ombra in luglio. Il fondo però è irregolare — trachite, mattoni posati di taglio, gradini improvvisi sotto le arcate — quindi si corre guardando dove si mettono i piedi, e non è il posto per le ripetute. Sotto una di quelle arcate sta lo storico caffè settecentesco che da sempre fa da salotto alla città.
Accanto a Piazza dei Signori si aprono le due piazze del mercato, separate dal grande volume del Palazzo della Ragione con il suo tetto a carena di nave rovesciata. La mattina presto sono il punto più vivo della città: i banchi si montano prima delle sette, e chi corre all'alba ci passa quando il centro è ancora fatto soltanto di cassette di frutta e di furgoni in manovra. Nelle domeniche di gara quello stesso spazio era invece completamente vuoto e chiuso al traffico, il che gli dava un aspetto che i padovani vedono due o tre volte l'anno.
Palazzo del Bo e l'Orto Botanico
A due passi si affaccia Palazzo del Bo, sede storica dell'Università di Padova, fondata nel 1222, con il suo teatro anatomico secentesco. La presenza dell'ateneo è anche il motivo per cui a Padova, a qualunque ora del giorno, si incontra gente che corre: il centro ha un'età media bassissima e gli impianti universitari sono dentro la città, non fuori.
Verso sud, addossato al Prato, c'è l'Orto Botanico, fondato nel 1545 e considerato il più antico orto botanico universitario del mondo rimasto nella collocazione originaria. Non ci si corre dentro, evidentemente; è però la migliore ragione esistente per fermarsi al chilometro zero e camminare mezz'ora.
Santa Giustina
Il lato sud di Prato della Valle è chiuso dalla mole di Santa Giustina, con le sue cupole allineate. Da qui partiva il chilometro non competitivo, quello che il vecchio sito della gara descriveva come la passeggiata aperta agli anziani e alle persone con disabilità, e che si concludeva alla Basilica del Santo.
Dove si corre oggi
Fuori dai giorni di gara la città resta molto praticabile. Il terreno è piatto — il dislivello complessivo di un giro urbano si misura in decine di metri, non in centinaia — e i riferimenti sono facili da tenere a mente anche per chi arriva da fuori.
Gli anelli più frequentati sono tre. Il perimetro di Prato della Valle, per il riscaldamento e i lavori brevi. Il percorso lungo le mura cinquecentesche, che consente di girare attorno al centro storico restando quasi sempre su verde e su ciclabile. E le alzaie dei canali, verso il Piovego e la Riviera, dove si trovano i chilometri continui senza semafori che in centro mancano.
Chi si allena per una maratona di pianura trova qui il terreno giusto per abituarsi al ritmo costante: senza salite non esistono pause naturali, e il passo va tenuto con la testa più che con le gambe. È esattamente la difficoltà che il vecchio percorso della Maratona di Sant'Antonio metteva davanti ai partecipanti — un tracciato piatto e leggermente in discesa, facilissimo sulla carta, implacabile in pratica per chi partiva troppo forte.
Un'avvertenza stagionale: la pianura padana d'estate è afosa e ferma, e d'inverno produce nebbie che riducono la visibilità a poche decine di metri. Per questo la stagione forte del podismo locale è sempre stata primaverile, ed è il motivo per cui la maratona si è sempre corsa nell'ultima settimana d'aprile.
Le indicazioni pratiche su chiusure e viabilità cambiano ogni anno e vanno cercate presso il Comune di Padova; le condizioni storiche della gara — tempo massimo, trasferimenti, cronometraggio — sono raccolte nelle informazioni tecniche di questo archivio, mentre il programma del fine settimana è ricostruito nella pagina degli eventi.